Istituto San Giorgio

Il Dott. Andrea Cellie, Direttore Sanitario dell’Istituto San Giorgio, ha risposto per noi ad alcune domande:

A chi si rivolge L’Istituto San Giorgio?

Il Centro si rivolge a tutti i pazienti affetti da Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

Anoressia e Bulimia Nervosa, Disturbo da Alimentazione Incontrollata ed Obesità sono tra i disturbi del comportamento alimentare più diffusi ad eziologia multifattoriale che compromettono significativamente la qualità della vita dei pazienti che ne soffrono.
Il Centro si rivolge non solo a pazienti adulti, ma ha la peculiarità di poter accogliere anche adolescenti, quindi pazienti di età compresa tra i 12 ed i 18 anni. A questi ultimi è dedicata una peculiare ed apposita tipologia di percorso terapeutico pensata e sviluppata sulla base delle specifiche esigenze di tale fase evolutiva.

Quali sono le modalità di accesso?

Al Centro ci si può rivolgere sia in forma privata (anche tramite assicurazioni private), che attraverso un invio da parte della ASL di competenza. In quest’ultimo caso è necessaria una preventiva valutazione da parte dei medici specialistici (endocrinologi, psichiatri, ecc) delle ASL/ospedali, che provvederanno ad inviare il paziente che necessità di cura o di un percorso riabilitativo presso la nostra struttura.

Per un accesso privato è necessario contattare direttamente la struttura per fissare un appuntamento in cui viene fatta una valutazione multidisciplinare e individuato un percorso individuale.

L’Istituto accoglie i pazienti sia in forma residenziale, che in Centro Diurno.

Perché scegliere l’Istituto San Giorgio?

L’Istituto si pone come struttura unica per la diagnosi, la prevenzione, la cura e la riabilitazione del paziente affetto da DCA (anoressia e bulimia, obesità e ogni altro disturbo alimentare, identificato come DCA) grazie alla professionalità e competenza della sua equipe multidimensionale, interdisciplinare e multiprofessionale integrata.

Un modo diverso di approcciare i DCA: una “casa” accogliente dove non sentirsi un paziente, ma una persona da ascoltare ed accompagnare in un processo evolutivo non semplice. Un luogo che non è solo per i pazienti, ma che accoglie e coinvolge nel percorso anche le famiglie – soprattutto nel caso degli adolescenti – ritenute parte integrante di un cambiamento possibile e positivo.